Lavoratori Domestici: le statistiche del 2017

lavoratori domestici

L’INPS ha pubblicato l’Osservatorio sui lavoratori domestici con i dati del 2017.

Nell’anno 2017 i lavoratori domestici contribuenti all’Inps sono stati 864.526, con un decremento del -1,0% (-8.724 in valore assoluto) rispetto al dato del 2016; una più ampia diminuzione si è registrata nel 2014 rispetto ai dati 2013 (-5,2%) e nel 2013 rispetto al 2012 (-5,1%) anno in cui si è registrato, invece, un forte aumento del numero di lavoratori per effetto della sanatoria riguardante i lavoratori extracomunitari irregolari (D. Lgs. n.109 del 16 luglio 2012).

Dalla serie storica degli ultimi sei anni dei lavoratori domestici per sesso, emerge che il numero di lavoratori sia maschi che femmine ha un andamento simile a quello del totale complessivo. La composizione per sesso evidenzia una netta prevalenza di femmine, in crescita, che ha raggiunto nel 2017 il valore massimo degli ultimi sei anni, pari all’88,3%. Si osserva che il fenomeno della regolarizzazione (anno 2012) interessa maggiormente i lavoratori di sesso maschile.

La distribuzione territoriale dei lavoratori domestici in base al luogo di lavoro nell’anno 2017 evidenzia che il Nord-Ovest è l’area geografica che, con il 29,7%, presenta il maggior numero di lavoratori, seguita dal Centro con il 28,5%, dal Nord-Est con il 19,9%, dal Sud con il 12,6% e dalle Isole con l’9,3%.

La regione che registra in Italia, sia per i maschi che per le femmine, il maggior numero di lavoratori domestici è la Lombardia, con 156.092 lavoratori pari al 18,1%, seguita dal Lazio (14,9%), dall’Emilia Romagna (8,8%) e dalla Toscana (8,6%). In queste quattro si concentra più della metà dei lavoratori domestici in Italia.

La composizione dei lavoratori in base alla nazionalità evidenzia una forte prevalenza di lavoratori stranieri, che nel 2017 risultano essere il 73,1% del totale. Con riferimento alla distribuzione regionale per nazionalità, in Lombardia si concentra la maggior parte dei lavoratori domestici stranieri nell’anno 2017, con 128.159 lavoratori (il 20,3% del totale dei lavoratori domestici stranieri), a seguire il Lazio (17,1%) e l’Emilia Romagna (10,1%); per i lavoratori italiani, invece, al primo posto abbiamo la Sardegna con il 15,1% e a seguire Lombardia (12,0%) e Lazio (8,9%).

A fronte dell’andamento decrescente del numero di lavoratori domestici in Italia nel triennio 2015-2017, per quanto riguarda i lavoratori italiani, si registra invece un andamento crescente, pari a +6,9% nell’anno 2017, rispetto all’anno precedente. A livello regionale, nel 2017 rispetto il 2016, si registra una piccola diminuzione solo in Sardegna (-0,3%) dove è comunque preponderante la componente di lavoratori italiani, e un aumento generalizzato in tutte le altre regioni, in particolare in Molise (+29,0%), Friuli Venezia Giulia (+23,2%) e in molte regioni del Sud.

Al contrario i lavoratori stranieri seguono un andamento decrescente nel suddetto triennio, con un decremento del -3,6% del numero di lavoratori nell’anno 2017 rispetto al 2016, peggiore in Molise (-9,8%), migliore in Friuli Venezia Giulia (+4,8%).

Nel 2017 l’Europa dell’Est è la zona geografica da cui proviene quasi la metà dei lavoratori stranieri, con 378.258 lavoratori, pari al 43,8%.

Analizzando i dati dei lavoratori domestici per tipologia di rapporto e zona geografica di provenienza, è evidente una prevalenza di “colf” che costituiscono circa il 54,4% del totale dei lavoratori. La tipologia “Colf” è prevalente tra i lavoratori italiani e in quasi tutti i lavoratori stranieri, ad eccezione di quelli provenienti dall’Europa dell’Est e dall’Asia Medio Orientale, in cui prevale la tipologia “Badante”.

Nel 2017 il numero di badanti, rispetto all’anno precedente, registra un lieve incremento (+2,9%), più elevato per i lavoratori di nazionalità italiana (+17,3%). Il numero di colf, invece, evidenzia un decremento pari al -4,2%, influenzato maggiormente dalla diminuzione dei lavoratori provenienti dall’Europa dell’Est (-7,2%) e dall’Africa del Nord (-12,8%); in questo caso i lavoratori italiani fanno registrare l’unico incremento (+1,3%).

La classe d’età “50-54 anni” è quella con la maggior frequenza tra i lavoratori domestici, pari al 17,0%, mentre il 14,1% ha un’età pari o superiore ai 60 anni e solo il 2,0% ha un’età inferiore ai 25 anni.

Nell’anno 2017 la classe modale dell’orario medio settimanale è “25-29 ore”, sia per badante sia per colf, ed a livello complessivo pesa per il 30,8%. Tuttavia si osserva che più del 50% dei lavoratori con tipologia di rapporto badante, per il tipo di lavoro che svolgono, si concentrano nelle classi che seguono la classe modale e quindi lavorano mediamente più di 30 ore a settimana, mentre il 49,9% dei lavoratori con tipologia di rapporto colf si concentrano nelle classi che precedono la classe modale e quindi lavorano mediamente meno di 25 ore a settimana.

Nell’anno 2017 la classe modale delle settimane dichiarate è “50-52 settimane” sia per badanti (33,5%) sia per colf (54,8%) e, a livello complessivo, pesa per il 45,1%. In altre parole sembra che la maggior parte dei lavoratori domestici abbiano almeno un lavoro durante tutto l’anno, seppure non coprendo interamente le ore lavorabili nella settimana.

La classe di importo della retribuzione annua “1000-1999 euro” è quella con la maggior frequenza nel 2017 tra i lavoratori domestici, con 90.224 unità, pari al 10,4%. La stessa situazione si verifica sia per le femmine (10,3%) che per i maschi (11,5%), anche se le femmine in media hanno una retribuzione più alta rispetto ai maschi, infatti il 30,7% dei maschi ha una retribuzione inferiore ai 3000 euro annui, contro il 26,8% delle femmine.

I lavoratori con tipologia rapporto di lavoro “Colf” presentano una distribuzione per classi di importo della retribuzione annua non dissimile tra maschi e femmine, in cui la classe modale è in entrambi i casi “1000-1999 euro”. Per i lavoratori con tipologia rapporto “Badante”, invece, la classe con la maggior frequenza è per le femmine “13000 e oltre”, mentre per i maschi è la classe “1000-1999 euro”; per questa tipologia di lavoratori il 30,5% delle femmine ha una retribuzione uguale o superiore ai 10.000 euro annui, contro il 23,5% dei maschi.

L’andamento del numero dei lavoratori domestici per trimestre e nazionalità nel 2017 evidenzia caratteri di stagionalità del numero di lavoratori italiani con un lieve andamento crescente dal primo al terzo trimestre, mentre per i lavoratori domestici stranieri e nel complesso dei lavoratori, si evidenzia un lieve andamento decrescente dal secondo al quarto trimestre.

 
 
 

Autore dell'articolo: Dott. Paolo Casini

Si è laureato nel 2010 in Consulenza del Lavoro, presso la Facoltà di Giurisprudenza dell'Università degli Studi di Padova, con una tesi sulla pianificazione nella successione d'impresa. Dal 2015 è abilitato all'esercizio della Professione di Consulente del Lavoro, collaborando con importanti Studi di Consulenza del Lavoro di Padova. Nel 2016 ha conseguito un Master in Diritto del Lavoro e della Previdenza Sociale presso l'Università Ca' Foscari di Venezia e, sempre dallo stesso anno, collabora in qualità di autore con il portale FISCOeTASSE, per il quale realizza articoli di approfondimento legati a tematiche Giuslavoristiche. Dal 2017 è inoltre titolare dello Studio Felsineo, Studio di Consulenza del Lavoro di Bologna.   Si occupa principalmente di consulenza in materia di Diritto del Lavoro, Amministrazione del Personale, aziende del settore Edile e di Scuole Private.

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