Stabilità 2016: part time per chi è prossimo alla pensione

part time per chi è prossimo alla pensioneLa Legge di Stabilità introduce la possibilità per il datore di lavoro ed il dipendente in possesso di specifici requisiti anagrafici e contributivi, di concordare la trasformazione da tempo pieno a del rapporto di lavoro, con il riconoscimento della copertura pensionistica figurativa per la quota di retribuzione perduta e con la corresponsione al dipendente, da parte del datore di lavoro, di una somma pari alla contribuzione pensionistica, che sarebbe stata a carico di quest’ultimo, relativa alla prestazione lavorativa non effettuata.

Nel dettaglio, il comma 284 della Legge n. 208/2015 stabilisce che i lavoratori dipendenti del settore privato iscritti all’ generale obbligatoria e alle forme sostitutive della medesima con contratto di lavoro a tempo pieno e indeterminato che maturano entro il 31 dicembre 2018 il diritto alla pensione di vecchiaia (art. 24, co. 6, D.L. 6 dicembre 2011, n. 201, conv. con mod. dalla L. 22 dicembre 2011, n. 214, e successive modificazioni), possono godere, a condizione di avere maturato i requisiti minimi di contribuzione per il diritto al predetto trattamento pensionistico di vecchiaia, d’intesa con il datore di lavoro, per un periodo non superiore al periodo intercorrente tra la data di accesso al beneficio e la data di maturazione del requisito anagrafico, di una riduzione dell’orario del rapporto di lavoro in misura compresa tra il 40% e il 60%, ottenendo mensilmente dal datore di lavoro una somma corrispondente alla contribuzione previdenziale a fini pensionistici a carico del datore di lavoro relativa alla prestazione lavorativa non effettuata.
Per i periodi di riduzione della prestazione lavorativa è riconosciuta la contribuzione figurativa commisurata alla retribuzione corrispondente alla prestazione lavorativa non effettuata.

Il datore di lavoro con riferimento al lavoratore che intende, di intesa con lo stesso datore di lavoro, accedere alla facoltà di ricorso al lavoro a tempo parziale deve dare all’INPS e alla DTL della stipulazione del contratto e della relativa cessazione secondo le modalità stabilite con apposito decreto interministeriale da emanarsi.
Nel comma si riscontra poi (cfr. Fondazione studi CdL n. 1/2016) un richiamo dell’art. 41, comma 6, del D.Lgs. 14 settembre 2015, n. 148, il quale stabilisce che “ai fini dell’individuazione della retribuzione da assumere quale base di calcolo per la determinazione delle quote retributive della pensione dei lavoratori che abbiano prestato lavoro a tempo parziale ai sensi del comma 5, è neutralizzato il numero delle settimane di lavoro prestate a tempo parziale, ove ciò comporti un trattamento pensionistico più favorevole“.

 

Fonte: Teleconsul

Autore dell'articolo: Dott. Paolo Casini

Si è laureato nel 2010 in Consulenza del Lavoro, presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Padova, con una tesi sulla pianificazione nella successione d’impresa.

Dal 2015 è abilitato all’esercizio della Professione di Consulente del Lavoro, collaborando con importanti Studi di Consulenza del Lavoro di Padova.

Nel 2016 ha conseguito un Master in Diritto del Lavoro e della Previdenza Sociale presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia e, sempre dallo stesso anno, collabora in qualità di autore con il portale FISCOeTASSE, per il quale realizza articoli di approfondimento legati a tematiche Giuslavoristiche.

Dal 2017 è inoltre titolare dello Studio Felsineo, Studio di Consulenza del Lavoro di Bologna.  

Si occupa principalmente di consulenza in materia di Diritto del Lavoro, Amministrazione del Personale, aziende del settore Edile e di Scuole Private.

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