Permessi L. 104/92: legittimo utilizzare Agenzia Investigativa

permessi l. 104/92Il datore di lavoro è perfettamente legittimato a disporre accertamenti tramite una agenzia investigativa a carico del lavoratore che utilizza illegittimamente i permessi L. 104/92.
Lo ha ribadito la Corte di con sentenza nr. 9217 del 06/05/2016, nell’abito di più ampie opposizioni ad un licenziamento di un dipendente.
Questi sosteneva tra l’altro la violazione degli artt. 5, 2,3 e 4 legge n. 300/70 nonché di ogni altra norma in tema di inutilizzabilità degli accertamenti disposti dal datore di lavoro tramite agenzia investigativa. Violazione e/o erronea applicazione degli artt.2697 c.c. 115, 116 c.p.c. nonché di ogni altra norma e principio di tema di inutilizzabilità delle prove illecite e/o acquisite illecitamente o illegittimamente.
Gli accertamenti erano avvenuti in modo invasivo turbando la tranquillità familiare. Erano illegittimi pedinamenti senza il minimo sospetto del compimento di illeciti.

Alla stregua della giurisprudenza della stessa suprema Corte, le disposizioni dell’art. 5 della legge 20 maggio 1970, n.300, in materia di divieto di accertamenti da parte del datore di lavoro sulle infermità per malattia o infortunio del lavoratore dipendente e sulla facoltà dello stesso datore di lavoro di effettuare il controllo delle assenze per infermità solo attraverso i servizi ispettivi degli istituti previdenziali competenti, non precludono al datore medesimo di procedere, al di fuori delle verifiche di tipo sanitario, ad accertamenti di circostanze di fatto atte a dimostrare l’insussistenza della malattia o la non idoneità di quest’ultima a determinare uno stato d’incapacità lavorativa e, quindi, a giustificare l’assenza.

In un caso analogo, la Suprema Corte ha confermato la sentenza di merito che aveva ritenuto legittimi gli accertamenti demandati, dal datore di lavoro, a un’agenzia investigativa, e aventi ad oggetto comportamenti extralavorativi, che assumevano rilievo sotto il profilo del corretto adempimento delle obbligazioni derivanti dal rapporto di lavoro (Cass. n. 25162/2014).
Appare evidente che il controllo di Agenzie investigative, come si è detto del tutto lecito, non può che avvenire attraverso forme di controllo sui comportamenti e spostamenti del lavoratore; il fatto che questi abbia chiamato i Carabinieri non comprova che le modalità siano state invasive della tranquillità familiare posto che si sono seguiti i molteplici spostamenti del ricorrente.
Certamente rientrava nel potere del datare di lavoro di verificare la correttezza, sotto il profilo dell’effettività, della richiesta di permessi di lavoro per l’assistenza al parente non convivente, effettività smentita in pieno dalla verifica effettuata su tre giorni lavorativi.

Conclusivamente respinto il ricorso del lavoratore.

Fonte: TeleConsul

Autore dell'articolo: Dott. Paolo Casini

Si è laureato nel 2010 in Consulenza del Lavoro, presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Padova, con una tesi sulla pianificazione nella successione d’impresa.

Dal 2015 è abilitato all’esercizio della Professione di Consulente del Lavoro, collaborando con importanti Studi di Consulenza del Lavoro di Padova.

Nel 2016 ha conseguito un Master in Diritto del Lavoro e della Previdenza Sociale presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia e, sempre dallo stesso anno, collabora in qualità di autore con il portale FISCOeTASSE, per il quale realizza articoli di approfondimento legati a tematiche Giuslavoristiche.

Dal 2017 è inoltre titolare dello Studio Felsineo, Studio di Consulenza del Lavoro di Bologna.  

Si occupa principalmente di consulenza in materia di Diritto del Lavoro, Amministrazione del Personale, aziende del settore Edile e di Scuole Private.

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