Patto di prova nullo in caso di successione di appalti

periodo di prova

Nel il tutela entrambe le parti del rapporto, che hanno interesse a verificare la convenienza del rapporto stesso, dovendo ritenersi l’invalidità del patto ove la verifica sia già avvenuta con esito positivo per le mansioni svolte dal lavoratore.

Il principio è stato ribadito da ultimo con sentenza della Corte di 1 settembre 2015, n. 17371. La Corte d’appello, in riforma della decisione emessa dal Tribunale, dichiarava illegittimo il patto di prova contenuto nel contratto di lavoro concluso tra una s.p.a. ed una lavoratrice e di conseguenza annullava il licenziamento intimato dalla prima alla seconda per mancato superamento, con condanna alla reintegrazione ed all’indennizzo ai sensi L. 1970 n.300.

La Corte osservava che la dipendente prima di una s.r.l. con qualifica di operaia addetta alla mensa-sesto livello super, era stata licenziata per cessazione dell’appalto presso un istituto. La s.p.a. subentrata nell’appalto e obbligata per contratto a riassumere i lavoratori della srl, l’aveva riassunta con inquadramento nel quinto livello e con patto di prova. La Corte riteneva nullo questo patto poiché “malgrado il diverso formale inquadramento nel livello superiore, le mansioni effettivamente svolte dalla lavoratrice erano le medesime già svolte per la srl, ossia quelle di operaia presso il servizio ristorazione, comprendenti quelle di aiuto-cuoca, come risultava dalle numerose testimonianze acquisite.”

E poiché il contratto collettivo nazionale di categoria permetteva di inserire il patto di prova nel contratto, concluso dall’impresa cessionaria dell’appalto, solo in caso di riassunzione per mansioni nuove, il patto doveva considerarsi invalido. L’insussistenza del fatto posto a base del licenziamento giustificava l’ordine di reintegrazione, nonché l’ risarcitoria.

Contro questa sentenza ricorre per cassazione la s.p.a. lamentando l’errata interpretazione delle deposizioni testimoniali in ordine all’eguaglianza delle mansioni di fatto svolte dalla lavoratrice sia a favore dell’impresa originariamente appaltatrice del servizio mensa sia dell’impresa subentrata nell’appalto.

Nel lavoro subordinato – ha premesso la suprema Corte – il patto di prova tutela entrambe le parti del rapporto, che hanno interesse a verificare la convenienza del rapporto stesso, dovendo ritenersi l’invalidità del patto ove la verifica sia già avvenuta con esito positivo per le mansioni svolte dal lavoratore, per un congruo periodo, a favore dello stesso datore di lavoro , o anche a favore di datore di lavoro-appaltatore, precedente titolare dello stesso contratto d’appalto, se così stabilisca il contratto collettivo.

Né rileva che, nel contratto individuale di lavoro stipulato col datore subentrato nell’appalto le stesse mansioni vengano diversamente denominate. Nel caso di specie il contratto collettivo di settore poneva l’obbligo, gravante sull’impresa subentrante, di assumere il personale dell’impresa cessata nelle stesse mansioni e senza patto di prova.

Anche la richiesta della la sottrazione dell’aliunde perceptum dall’indennità risarcitoria dovuta al lavoratore è stata ritenuta infondata, in quanto la medesima presuppone la relativa prova da parte del datore di lavoro, che nel presente processo non è stata fornita. Complessivamente respinto il ricorso.

 

 

Fonte: ANCLSU
 
 

Autore dell'articolo: Dott. Paolo Casini

Si è laureato nel 2010 in Consulenza del Lavoro, presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Padova, con una tesi sulla pianificazione nella successione d’impresa.

Dal 2015 è abilitato all’esercizio della Professione di Consulente del Lavoro, collaborando con importanti Studi di Consulenza del Lavoro di Padova.

Nel 2016 ha conseguito un Master in Diritto del Lavoro e della Previdenza Sociale presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia e, sempre dallo stesso anno, collabora in qualità di autore con il portale FISCOeTASSE, per il quale realizza articoli di approfondimento legati a tematiche Giuslavoristiche.

Dal 2017 è inoltre titolare dello Studio Felsineo, Studio di Consulenza del Lavoro di Bologna.  

Si occupa principalmente di consulenza in materia di Diritto del Lavoro, Amministrazione del Personale, aziende del settore Edile e di Scuole Private.

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