Nuove Collaborazioni 2016: l’approfondimento di ConfProfessioni

nuove collaborazioni 2016Il sito ConfprofessioniLavoro pubblica un interessante approfondimento sulla nuova disciplina delle collaborazioni dopo il Decreto Legislativo n. 81/2015 ed i chiarimenti del Ministero del Lavoro con la n. 3/2016.

 


La nuova disciplina delle collaborazioni

LA NORMA

Il 1° gennaio 2016 è entrata pienamente a regime la nuova regolamentazione di cui all’art. 2, comma 1 del d.lgs. n. 81/2015, relativa alle collaborazioni coordinate e continuative o autonome. La norma stabilisce che, dal 1° gennaio 2016, la disciplina del rapporto di debba essere applicata anche ai rapporti di che si concretino in prestazione esclusivamente personali, continuative e le cui modalità di esecuzione siano organizzate dal in riferimento ai tempi ed al luogo di lavoro. Il successivo comma 2 statuisce poi che tali disposizioni non trovino applicazione con riferimento alle collaborazioni prestate nell’esercizio di professioni intellettuali per le quali è necessaria l’iscrizione ad appositi albi e a quelle per le quali “gli accordi collettivi nazionali […] prevedano discipline specifiche riguardanti il trattamento economico e normativo, in ragione a particolari esigenze produttive ed organizzative del relativo settore”.

Parallelamente, l’articolo 52 dello stesso decreto dispone l’abrogazione degli articoli da 61 a 69-bis del d.lgs. n. 276/2003, segnando il superamento del contratto di lavoro a progetto () e delle collaborazioni occasionali, nonché del regime delle presunzioni operanti in rapporto alle altre prestazioni rese in regime di . Al contrario di quanto emerso in un primo momento sugli organi di stampa, il d.lgs. n. 81/2015 non sancisce l’abolizione dei contratti di collaborazione, ma rappresenta, da una parte, il tentativo di contrastare gli abusi colpendo le situazioni che mascherano rapporti di lavoro subordinato, dall’altra, una piena legittimazione dei rapporti di lavoro parasubordinati ed autonomi genuini.

COLLABORAZIONI A PROGETTO IN CORSO AL 25 GIUGNO

L’articolo 52 del d.lgs. n. 81/2015 prevede che la previgente disciplina del lavoro a progetto (ovvero gli articoli da 61 a 69-bis del d.lgs. n. 276/2003) continui ad applicarsi ai contratti già in atto alla data di entrata in vigore del decreto. Per tali rapporti è inoltre consentita la proroga, se funzionale alla realizzazione del progetto, giacché risulta possibile che il contratto co.co.pro. possa produrre effetti anche oltre il 1° gennaio 2016. In ogni caso, Il contratto a progetto ancora in corso, per essere considerato legittimo e non incorrere nell’applicazione della disciplina del lavoro subordinato, deve rispettare i requisiti indicati dall’art. 2, comma 1 del decreto (oltre quelli dell’art. 2094 c.c.). Alla conclusione del contratto, sarà comunque possibile sottoscrivere con il medesimo lavoratore un nuovo contratto di collaborazione secondo le regole generali di seguito riportate.

COLLABORAZIONI ATTIVATE DAL 25 GIUGNO

Dal 25 giugno 2015, è possibile attivare rapporti di collaborazione coordinata e continuativa ex art. 409, comma 3 del c.p.c. (art. 52, comma 2, d.lgs. n. 81/2015) a tempo determinato o indeterminato, ovvero di collaborazione autonoma (art. 2222 c.c.). Occorre però tenere presente che il citato articolo 2, comma, d.lgs. n. 81/2015, pur non modificando l’art. 2094 c.c., configura un allargamento di fatto dell’area della subordinazione, nella quale il legislatore delegato fa rientrare, oltre al lavoro eterodiretto, anche quello etero-organizzato. Di conseguenza, qualora le prestazioni presentino congiuntamente tutti gli elementi individuati dalla norma – vale a dire la personalità, la continuità e l’etero-organizzazione dei tempi e dei luoghi di lavoro – ad esse si applica la disciplina del lavoro subordinato.

Sarà in ogni caso il lavoratore a dover provare la sussistenza dei suddetti requisiti, o i servizi ispettivi a constatarla in sede di controllo. Nel caso in cui ciò si verifichi, il contratto di collaborazione conserva la propria validità, ma si estendono ad esso le tutele previste per i rapporti di lavoro subordinato (ad es. trattamento retributivo, , inquadramento previdenziale, tutele avverso i licenziamenti illegittimi ecc.). Tali collaborazioni non si computano però nella base occupazionale dell’azienda ogniqualvolta una norma o il contratto collettivo faccia riferimento ai lavoratori subordinati. Rileva sottolineare che il contratto di collaborazione può essere oggetto di certificazione, ai fini di valutare non solo l’assenza dei requisiti previsti dall’art. 2, comma 1 citato, ma anche la conformità della tipologia contrattuale prescelta con l’effettiva modalità di svolgimento del lavoro. In tal caso, il lavoratore e il datore di lavoro possono farsi assistere da un rappresentante dell’associazione sindacale e datoriale cui aderiscono o conferiscono mandato, da un avvocato o da un consulente del lavoro.

ALLA STABILIZZAZIONE

L’art. 54 del d.lgs. n. 81/2015 introduce, a partire dal 1° gennaio 2016, un incentivo in favore della stabilizzazione a tempo indeterminato dei contratti di collaborazione coordinata e continuativa anche a progetto e di soggetti titolari di partita IVA. L’assunzione comporta infatti l’estinzione degli illeciti amministrativi, contributivi e fiscali connessi alla precedente erronea qualificazione del rapporto di lavoro, fatti salvi quelli accertati a seguito di accessi ispettivi effettuati in data antecedente alla assunzione. Pertanto, non si potrà usufruire della sanatoria nel caso in cui la procedura di stabilizzazione sia avviata successivamente all’inizio dell’accertamento ispettivo.

L’accesso al beneficio è subordinato al rispetto delle seguenti condizioni:

  • i lavoratori interessati sottoscrivano, con riferimento a tutte le possibili pretese riguardanti la qualificazione del pregresso rapporto di lavoro, atti di conciliazione in una delle sedi di cui all’articolo 2113, quarto comma, c.c., ovvero davanti alle commissioni di certificazione;
  • nei 12 mesi successivi alle , i datori di lavoro non recedano dal rapporto di lavoro, salvo giusta causa o giustificato motivo soggettivo.

Nell’ipotesi di assunzione a temo indeterminato, il datore di lavoro potrà altresì godere dello sgravio biennale del 40% dei contributi a proprio carico, previsto, in via sperimentale e nei limiti di 3.250 euro annui, dalla l. n. 208/2015 per le assunzioni a tempo indeterminato effettuate nel 2016.

 

Fonte: ConfProfessioni

Autore dell'articolo: Dott. Paolo Casini

Si è laureato nel 2010 in Consulenza del Lavoro, presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Padova, con una tesi sulla pianificazione nella successione d’impresa.

Dal 2015 è abilitato all’esercizio della Professione di Consulente del Lavoro, collaborando con importanti Studi di Consulenza del Lavoro di Padova.

Nel 2016 ha conseguito un Master in Diritto del Lavoro e della Previdenza Sociale presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia e, sempre dallo stesso anno, collabora in qualità di autore con il portale FISCOeTASSE, per il quale realizza articoli di approfondimento legati a tematiche Giuslavoristiche.

Dal 2017 è inoltre titolare dello Studio Felsineo, Studio di Consulenza del Lavoro di Bologna.  

Si occupa principalmente di consulenza in materia di Diritto del Lavoro, Amministrazione del Personale, aziende del settore Edile e di Scuole Private.

Lascia una commento

Lasciaci il tuo parere!

Rispondi

wpDiscuz