News di oggi: imposta sulle assicurazioni, antiriciclaggio, licenziamento e demansionamento, niente retribuzione per mancata ripresa della prestazione.

Imposta sulle assicurazioni: nuova ripartizione delle competenze degli uffici

Con Provvedimento 5 febbraio 2013, n. 14723, l’Agenzia delle Entrate ha stabilito, a partire dall’1 gennaio 2013, una nuova ripartizione delle competenze da attribuire agli uffici in materia di imposta sulle assicurazioni di cui alla Legge 29 ottobre 1961, n. 1216.

In particolare il Direttore dell’Agenzia con il sopracitato Provvedimento dispone quanto segue:

  • il controllo sostanziale è affidato all’ufficio controlli delle Direzioni provinciali, mentre agli uffici territoriali restano le attività di liquidazione e la gestione dei rimborsi;
  • le attività di controllo sostanziale, di liquidazione e di gestione dei rimborsi rivolte a imprese assicurative che rientrano nella tipologia dei “grandi contribuenti”, i soggetti con un volume d’affari o di ricavi non inferiore a 100 milioni di euro, sono affidate alle Direzioni regionali, che già svolgono nei confronti di questo tipo di contribuenti le stesse attività in materia di Ires e Iva;
  • il controllo relativo all’imposta sui premi dovuta sui contratti conclusi da imprese “non residenti”, che operano in libera prestazione di servizi, è affidato all’Ufficio Grandi contribuenti della Direzione regionale del Lazio.

Antiriciclaggio: nuovi indicatori di anomalia per i revisori

Con Provvedimento 6 febbraio 2013 (“Provvedimento recante gli indicatori di anomalia per le società di revisione legali con incarichi di revisione su enti di interesse pubblico”), la Banca d’Italia ha individuato nuovi indicatori di anomalia per società di revisione e revisori legali con incarichi di revisione legale su enti di interesse pubblico.

Tali soggetti sono tenuti a segnalare operazioni sospette ai fini del riciclaggio o del finanziamento al terrorismo in caso di fatture relative a erogazione di servizi ritenuti inesistenti, emissioni di fatture prive di dati essenziali ovvero a carico di società di comodo, pagamenti di fatture con modalità che ostacolano la chiara identificazione dei fondi.

Sono stati inquadrati quattro tipi di indicatori di anomalia, relativamente:

  • al profilo soggettivo;
  • al profilo oggettivo;
  • alle modalità di pagamento;
  • alle operazioni contabili.

Licenziamento legittimo del lavoratore prima demansionato e poi messo in mobilità per la soppressione del reparto

La Corte di , con la Sentenza n. 2764 del 6 febbraio 2013, ha ritenuto legittimo il licenziamento messo in atto da un’azienda nei confronti di un telelavoratore per la soppressione di alcuni reparti, che hanno portato il datore di lavoro ad attivare la procedura di mobilità per licenziamento collettivo.

Nel caso in specie, la Suprema Corte ha ritenuto ininfluente la precedente condanna del datore di lavoro per il del medesimo lavoratore che, in questo caso, dopo essere stato messo in telelavoro, è rientrato in azienda per la soppressione del posto di telelavoratore e poi è stato coinvolto nel licenziamento collettivo di cui sopra: l’azienda per il demansionamento aveva già risarcito il lavoratore, che adesso non può opporsi al nuovo provvedimento, intimato per ragioni tecniche e produttive.

 

Cassazione: non licenziabile il dipendente che usa documenti aziendali per la sua difesa

Con la Sentenza n. 2769 del 6 febbraio 2013 la Corte di Cassazione è intervenuta in merito al licenziamento di un dipendente che aveva utilizzato in sede giudiziale, documentazione aziendale fotocopiata.

In particolare, la Cassazione ha stabilito che quanto fotocopiato e “depositato agli atti” nell’ambito di un processo, ancorché si tratti di documenti aziendali riservati, non può configurarsi come divulgazione di documentazione: da qui l’insussistenza del licenziamento del dipendente.

 

Niente retribuzione al dipendente per mancata ripresa della prestazione lavorativa

In caso di licenziamento e successiva reintegrazione del lavoratore, la Corte di Cassazione ha chiarito che, qualora lo stesso dipendente non riprenda servizio, non ha diritto alla retribuzione maturata nei mesi di assenza.

Nello specifico la Suprema Corte, con la Sentenza n. 2760 del 6 febbraio 2013, ha precisato, inoltre, che la mancata adesione del lavoratore alla formale del datore di ripresa dell’attività legittima il licenziamento per giusta causa, dal momento che l’assenza dal lavoro determina il prolungato inadempimento da parte del dipendente dei propri obblighi.

Fonte: Seac News

Autore dell'articolo: Dott. Paolo Casini

Si è laureato nel 2010 in Consulenza del Lavoro, presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Padova, con una tesi sulla pianificazione nella successione d’impresa.

Dal 2015 è abilitato all’esercizio della Professione di Consulente del Lavoro, collaborando con importanti Studi di Consulenza del Lavoro di Padova.

Nel 2016 ha conseguito un Master in Diritto del Lavoro e della Previdenza Sociale presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia e, sempre dallo stesso anno, collabora in qualità di autore con il portale FISCOeTASSE, per il quale realizza articoli di approfondimento legati a tematiche Giuslavoristiche.

Dal 2017 è inoltre titolare dello Studio Felsineo, Studio di Consulenza del Lavoro di Bologna.  

Si occupa principalmente di consulenza in materia di Diritto del Lavoro, Amministrazione del Personale, aziende del settore Edile e di Scuole Private.

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