News di oggi: Evasione fiscale per versamenti sospetti a favore della colf, deviazione dal percorso e riconoscimento dell’Infortunio, risarcimento del danno al dipendente perseguito dai colleghi

Evasione fiscale per il datore di lavoro in caso di versamenti sospetti sul c/c della colf:

Con Sentenza 23 gennaio 2013, n. 3438, la Corte di Cassazione sancisce che i versamenti sospetti e non giustificati dalla prestazione lavorativa sul conto corrente della colf riconducibili al contribuente suo datore di lavoro fanno scattare la condanna per evasione fiscale e dichiarazione fraudolenta mediante artifici.

In particolare, consistenti somme di denaro affluite sul conto aventi causali diverse da quelle indicate dall’indagato, nonché il notevole importo che conduce al superamento della c.d. “soglia di punibilità”, sono considerate provento del di evasione fiscale.

 

La deviazione dal percorso stabilito non configura infortunio in itinere

La Corte di Cassazione, con la Sentenza n. 1458 del 22 gennaio 2013, ha ritenuto legittimo il licenziamento operato dal datore di lavoro per superamento del periodo di previsto dal CCNL, in quanto l’assenza della lavoratrice in questione non era imputabile ad infortunio in itinere.

Nel caso in specie, la lavoratrice aveva compiuto una deviazione arbitraria e a fini personali rispetto al percorso che avrebbe dovuto compiere per espletare l’incarico affidatole dal datore di lavoro: la Suprema Corte ha pertanto ribadito che le deviazioni dal percorso prestabilito o l’utilizzo di un automezzo privato anziché del servizio di trasporto pubblico sono inquadrabili nel rischio elettivo e comportano l’aumento del rischio medesimo: in tali casi, pertanto, l’incidente non può configurarsi come infortunio in itinere. Inoltre, precisa la Corte, “l’infortunio in itinere è configurabile solo qualora ci sia uno specifico collegamento tra l’evento lesivo e l’attività di lavoro . occorre il rischio specifico insito nello svolgimento delle mansioni tipiche del lavoro affidato, o anche il rischio insito in attività accessorie .”.

 

Risarcito dal datore di lavoro il dipendente oggetto di condotte persecutorie da parte dei colleghi

Il lavoratore mobbizzato dai colleghi deve essere risarcito dal datore di lavoro che, a conoscenza dei comportamenti vessatori, non interviene, a nulla rilevando l’ordine di servizio generico affisso in bacheca per far cessare le condotte persecutorie.

Nello specifico la Corte di Cassazione, con la Sentenza n. 1471 del 22 gennaio 2013, ha precisato che qualora il datore non si attivi per controllare che non siano poste in essere condotte lesive dell’integrità psicofisica del lavoratore, si configura una omissiva e l’obbligo di del danno biologico da invalidità temporanea.

Fonte: Seac News

Autore dell'articolo: Dott. Paolo Casini

Si è laureato nel 2010 in Consulenza del Lavoro, presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Padova, con una tesi sulla pianificazione nella successione d’impresa.

Dal 2015 è abilitato all’esercizio della Professione di Consulente del Lavoro, collaborando con importanti Studi di Consulenza del Lavoro di Padova.

Nel 2016 ha conseguito un Master in Diritto del Lavoro e della Previdenza Sociale presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia e, sempre dallo stesso anno, collabora in qualità di autore con il portale FISCOeTASSE, per il quale realizza articoli di approfondimento legati a tematiche Giuslavoristiche.

Dal 2017 è inoltre titolare dello Studio Felsineo, Studio di Consulenza del Lavoro di Bologna.  

Si occupa principalmente di consulenza in materia di Diritto del Lavoro, Amministrazione del Personale, aziende del settore Edile e di Scuole Private.

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