Mancato invio del Certificato di Malattia: Licenziamento legittimo

Mancato invio del Certificato di MalattiaMancato invio del Certificato di Malattia: la Corte di , con la Sentenza n. 26465 dell’8 novembre 2017, interviene in materia di adempimenti posti in capo al lavoratore dipendente nel caso di assenza per malattia, stabilendo che nel caso di mancata trasmissione del Certificato Medico attestante la Malattia, l’Azienda è legittimata al Licenziamento del Lavoratore per Assenza Ingiustificata.

VEDIAMO I FATTI DI CAUSA

 

 

La Corte di Appello, riformando la pronuncia di primo grado, ed in accoglimento dell’appello del datore di lavoro, aveva respinto l’impugnazione del licenziamento del lavoratore, al quale era stata contestata un’assenza ingiustificata dal posto di lavoro dal 27 agosto al 9 settembre 2011.

Il Giudice di primo grado aveva ritenuto che l’assenza fosse giustificata dal fatto che, alla luce del certificato di malattia del 28 agosto 2011 con prognosi fino al 10 settembre e del certificato rilasciato dall’Inps in sede di visita domiciliare del 2 settembre, lo stato di malattia era effettivamente esistente, per cui il lavoratore si era reso inadempiente esclusivamente del tardivo o mancato invio del certificato attestante la malattia, ipotesi che il contratto collettivo di categoria punisce con sanzione conservativa e che è infrazione ben diversa dall’assenza senza giustificato motivo, punita – se prolungata oltre quattro giorni consecutivi – con il licenziamento con preavviso.

La Corte di Appello non ha, però, condiviso l’orientamento del Giudice di primo grado, osservando che:

– il Giudice di primo grado non aveva fatto corretta applicazione del contratto collettivo di categoria, ricorrendo l’ipotesi di assenza ingiustificata quando il lavoratore non avverte l’azienda entro il primo giorno di assenza e non invia il certificato medico attestante la malattia entro due giorni dal suo inizio.

In altri termini, il contratto collettivo, in caso di malattia, considera assenza ingiustificata quella che dipende dal mancato avviso del datore di lavoro dell’assenza e delle ragioni di questa, a prescindere o meno della sussistenza dello stato di malattia; se l’assenza ingiustificata si prolunga oltre quattro giorni consecutivi, si applica la sanzione del licenziamento con preavviso, mentre la sanzione conservativa riguarda l’ipotesi del lavoratore che non giustifica l’assenza entro il giorno successivo a quello dell’inizio dell’assenza stessa, o comunque non la giustifica per un periodo inferiore a quattro giorni;

– nel caso in esame, a seguito di un primo periodo di malattia protrattosi dal 22 al 27 agosto, il Lavoratore venne sottoposto a visita di controllo dal medico dell’Inps e ritenuto idoneo a riprendere il lavoro dal 27 agosto; il lavoratore, invece, tornava in malattia a partire dal giorno 28 agosto, ma ometteva la prescritta e non trasmetteva copia della relativa certificazione medica al suo datore di lavoro; 

La Corte di Cassazione, proseguendo sull’orientamento della Corte di Appello, precisa inoltre che il Contratto Collettivo applicato, nel caso di malattia, contempla i seguenti obblighi: avvisare l’azienda entro il primo giorno di assenza ed inviare all’azienda il certificato medico entro il secondo giorno di assenza; nel caso di proseguimento della malattia, avvisare l’azienda entro il primo giorno successivo a quello di scadenza del primo periodo di malattia ed inviare all’azienda, entro il secondo giorno, il certificato medico attestante il protrarsi della malattia.

Nel caso che sia omesso anche uno solo di tali adempimenti, salvo il caso di giustificato impedimento (ossia di impedimento che giustifichi la mancata ottemperanza di tali obblighi), l’assenza è considerata ingiustificata.
La sanzione conservativa riguarda l’ipotesi in cui l’assenza ingiustificata, nel senso sopra descritto, non travalichi il quarto giorno.
È prevista una gradualità delle sanzioni conservative in ragione del protrarsi dell’inadempimento. 

La ratio di tale disciplina è evidente e corrisponde all’esigenza di rendere edotto il datore di lavoro nel più breve tempo possibile dell’assenza di un suo dipendente; la cadenza degli adempimenti è preordinata a consentire all’imprenditore di provvedere con tempestività ad assumere gli interventi organizzativi necessari ad assicurare il buon funzionamento dell’impresa e della produzione.
Le parti sociali hanno valutato che il protrarsi dell’assenza non assistita dall’adempimento degli obblighi suddetti costituisce inadempimento così grave da giustificare il licenziamento, in quanto trascende il limite di tollerabilità di un’assenza non giustificata.

La Corte territoriale ha correttamente interpretato ed applicato la disciplina contrattuale di riferimento e pertanto va esente dalle censure che le sono state mosse.

In conclusione, il ricorso del lavoratore è stato rigettato, con condanna al pagamento delle spese del giudizio di legittimità.

 

 

Autore dell'articolo: Dott. Paolo Casini

Si è laureato nel 2010 in Consulenza del Lavoro, presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Padova, con una tesi sulla pianificazione nella successione d’impresa.

Dal 2015 è abilitato all’esercizio della Professione di Consulente del Lavoro, collaborando con importanti Studi di Consulenza del Lavoro di Padova.

Nel 2016 ha conseguito un Master in Diritto del Lavoro e della Previdenza Sociale presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia e, sempre dallo stesso anno, collabora in qualità di autore con il portale FISCOeTASSE, per il quale realizza articoli di approfondimento legati a tematiche Giuslavoristiche.

Dal 2017 è inoltre titolare dello Studio Felsineo, Studio di Consulenza del Lavoro di Bologna.  

Si occupa principalmente di consulenza in materia di Diritto del Lavoro, Amministrazione del Personale, aziende del settore Edile e di Scuole Private.

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