Licenziamento illegittimo per inidoneità fisica a mansioni diverse da quelle assegnate

inidoneità fisica a mansioni diverseE’ illegittimo il licenziamento per sopravvenuta inidoneità fisica all’impiego se riferita ad una mansione diversa da quella propriamente assegnata al lavoratore. Così si è espressa la Corte di con la recente sentenza nr. 24377/2015.

La Corte d’appello, in riforma della decisione emessa dal Tribunale, dichiarava l’illegittimità del licenziamento intimato ad un lavoratore con condanna alla reintegrazione nel posto di lavoro presso l’aeroporto cui era dipendente, oltre al del danno ed al versamento dei contributi previdenziali.

La Corte osservava che la lettera di licenziamento indicava, quale giustificato motivo, la “sopravvenuta inidoneità fisica all’impiego” ossia alle mansioni, corrispondenti al quinto livello del c.c.n.l. per il personale di terra del trasporto aereo e delle attività aeroportuali, di operaio adibito alla conduzione ed alla manovra di qualsiasi mezzo e/o attrezzatura di particolare complessità, compresi i mezzi speciali.

La società convenuta in giudizio aveva eccepito che il lavoratore era stato dichiarato dai competenti organi medici inidoneo al trasporto manuale di carichi pesanti più di cinque chilogrammi, e che questa inidoneità alla movimentazione manuale dei bagagli rendeva inutilizzabile la residua capacità di guida e manovra di mezzi meccanici, ossia ad un’attività di pochi minuti al giorno, per di più ridotta a causa di un calo di voli e di passeggeri.

La Corte d’appello notava ancora che la movimentazione dei bagagli non rientrava in alcuna delle mansioni comprese nel quinto livello, ossia in quelle assegnate ai sensi del suddetto contratto collettivo, onde la non idoneità fisica a quell’attività, quand’anche espletata di fatto, non poteva costituire motivo oggettivo di licenziamento. In particolare quell’attività non era riconducibile alle mansioni, previste dal contratto collettivo per il quinto livello, degli “operai che, pur partecipando al lavoro di altri, guidano e controllano con apporto di competenza tecnico-pratica l’attività di un gruppo di lavoratori di livello immediatamente inferiore”. Che poi il volume di affari della società si fosse ridotto era circostanza irrilevante, posto che unica causa della lettera di licenziamento era stata la sopravvenuta inidoneità fisica del lavoratore. Contro questa sentenza ricorre per cassazione la società.

E’ pacifico in causa – ha osservato la suprema Corte – che il lavoratore venne assunto e assegnato a mansioni ben determinate ed espressamente previste nel quinto livello del contratto collettivo nazionale. Ad esse si aggiunsero di fatto altre mansioni, non comprese in quel livello e certamente non di livello superiore, alle quali in tempo successivo il lavoratore divenne fisicamente inidoneo, ciò che dette luogo a licenziamento per motivo oggettivo. Non può essere accolta la tesi della datrice di lavoro, secondo cui quelle altre mansioni erano divenute esigibili perché accettate di fatto dal lavoratore ossia incluse nell’oggetto del contratto individuale di lavoro attraverso fatti concludenti.

La tesi contrasta con l’art.2103 cod. civ., che vieta l’assegnazione del lavoratore a mansioni diverse da quelle di assunzione o non di categoria superiore e vieta ogni patto contrario. Neppure è persuasiva l’affermazione secondo cui il licenziamento fu giustificato non soltanto dalla detta inidoneità fisica ma anche dalla sopravvenuta quasi soppressione delle mansioni di originaria e formale assegnazione, divenute quasi inutili a causa di una contrazione dell’attività d’impresa, dimostrata dal collocamento di lavoratori in cassa integrazione guadagni speciale. La contrazione dell’attività d’impresa, e la conseguente collocazione dei lavoratori in c.i.g.s., potevano infatti dar luogo ad un diverso licenziamento.

In conclusione, l’assegnazione di un lavoratore a mansioni diverse e non superiori a quelle per le quali è stato assunto, anche col suo consenso, costituisce atto giuridico nullo ai sensi dell’art.2103 cod. civ., con la conseguenza che la sopravvenuta inidoneità fisica a quelle mansioni non può costituire giustificato motivo oggettivo di licenziamento, mentre la sopravvenuta inutilità delle mansioni di assunzione può costituire un diverso motivo di licenziamento. Ne è conseguito il rigetto del ricorso.

 

Fonte: ANCLSU

Autore dell'articolo: Dott. Paolo Casini

Si è laureato nel 2010 in Consulenza del Lavoro, presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Padova, con una tesi sulla pianificazione nella successione d’impresa.

Dal 2015 è abilitato all’esercizio della Professione di Consulente del Lavoro, collaborando con importanti Studi di Consulenza del Lavoro di Padova.

Nel 2016 ha conseguito un Master in Diritto del Lavoro e della Previdenza Sociale presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia e, sempre dallo stesso anno, collabora in qualità di autore con il portale FISCOeTASSE, per il quale realizza articoli di approfondimento legati a tematiche Giuslavoristiche.

Dal 2017 è inoltre titolare dello Studio Felsineo, Studio di Consulenza del Lavoro di Bologna.  

Si occupa principalmente di consulenza in materia di Diritto del Lavoro, Amministrazione del Personale, aziende del settore Edile e di Scuole Private.

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