INPS: il lavoro accessorio – voucher dal 2008 al 2015

lavoro accessorioL’INPS ha pubblicato sul proprio sito un ebook nel quale viene analizzata la disciplina del lavoro accessorio, c.d. , dal 2008 al 2015.
Riportiamo l’introduzione dell’ebook, mentre a fondo pagina potrete scaricare l’intero documento:

Introduzione

I buoni lavoro (voucher) sono stati introdotti nel 2003 dal decreto legislativo n. 276 allo scopo di regolare le attività lavorative di tipo accessorio e di natura meramente occasionale. Sono rimasti inapplicati fino al 2008, quando con decreto del 12 marzo il Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale ha disposto, a partire dal mese di agosto, la sperimentazione delle prestazioni occasionali di tipo accessorio nel comparto delle vendemmie. I voucher venduti, da agosto fino alla conclusione dell’anno sono risultati mezzo milione. Nel 2011 si sono raggiunti i 15 milioni, nel 2015 si sono superati abbondantemente i 100 milioni (115 milioni): risultano dunque caratterizzati da una crescita continua, rapida, diffusa territorialmente e settorialmente, come dimostrano il numero dei committenti (472.000 nel 2015) e il numero dei lavoratori coinvolti (1,4 ml. nel medesimo anno).

Questo paper intende analizzare il sistema dei buoni lavoro dalla sperimentazione iniziale fino all’attuale boom, fornendone le essenziali misure statistiche e collocandolo nel contesto del mercato del lavoro italiano, individuandone la rilevanza quantitativa (l’incidenza) e qualitativa (la funzione, il ruolo).

Il paper è così articolato:

– cenni sugli interventi normativi che si sono succeduti dando luogo alla progressiva liberalizzazione dello strumento (par. 2);

– analisi dei dati amministrativi sui voucher venduti e sui voucher riscossi (par. 3);

– analisi delle caratteristiche anagrafiche e delle “carriere” dei lavoratori pagati con i voucher (par. 4);

– analisi dei committenti con identificazione dei settori economici (par. 5);

– misura del peso economico dei voucher (par. 6);

– approfondimenti su alcune specifiche realtà territoriali (par. 7);

– sintesi e conclusioni (par. 8).

In appendice sono collocate le note metodologiche; alcune tavole statistiche di base, che riportano i dati territorializzati rispetto alle principali dimensioni di analisi utilizzate, sono contemporaneamente rese disponibili nei siti di Inps e Veneto Lavoro.

L’analisi svolta non supporta una conclusione univoca in merito alle ragioni del “successo” dei voucher e alle funzioni (virtuose e non) che essi sono venuti svolgendo nel mercato del lavoro italiano. Non per questo i risultati raggiunti sono meno rilevanti.

Dal lato dei lavoratori, l’analisi è stata incentrata in particolare sulla composizione dell’eterogeneo “popolo dei voucher”: si tratta di una popolazione che per circa il 50% è attivamente presente sul mercato del lavoro muovendosi tra diversi contratti a termine o cercando di integrare rapporti di lavoro a part time o di disoccupazione; per l’altra metà risulta formata soprattutto da giovani cui si aggiungono donne in età centrale (non interessate o scoraggiate nella ricerca di altre collocazioni di lavoro) e pensionati.

Corollario importante ne è l’evidenza che le attività di lavoro accessorio non risultano caratterizzabili, se non marginalmente, come “secondo lavoro” di soggetti già inseriti nel mercato del lavoro con un rapporto di impiego strutturato, a tempo pieno. Quanto alle relazioni con il lavoro nero, non si sono prodotte evidenze statistiche significative in merito all’emersione, grazie ai voucher, di attività di lavoro sommerso mentre invece diverse situazioni (come nel caso di rapporti regolati con un solo o pochissimi voucher) non fugano di certo il sospetto che il voucher sia in realtà un segnale tipo iceberg di attività sommersa anche di dimensioni maggiori di quella emersa.

Un dato importante è relativo ai rapporti tra committenti e prestatori: circa un quarto dei prestatori, nel corso del medesimo anno, ha avuto rapporti di lavoro dipendente (quasi sempre a termine) o parasubordinato con lo stesso della prestazione occasionale; bassa è la quota di transizioni da o verso un contratto di lavoro a tempo indeterminato e ancor più bassa è la quota di transizioni riguardanti casi di rapporti di lavoro a tempo indeterminato risolti con licenziamento e successiva attivazione di una prestazione accessoria.

Dal lato dei committenti è stata esplorata la distribuzione della domanda, evidenziando il ruolo fondamentale delle imprese, soprattutto di piccola dimensione, quasi sempre con dipendenti in organico; sotto il profilo settoriale, pur all’interno di una ancor imperfetta mappatura delle caratteristiche dei committenti, si può stimare che la quota di voucher utilizzati nell’ambito del commercio e dell’alberghiero-ristorazione valga circa la metà del totale.

Autore dell'articolo: Dott. Paolo Casini

Si è laureato nel 2010 in Consulenza del Lavoro, presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Padova, con una tesi sulla pianificazione nella successione d’impresa.

Dal 2015 è abilitato all’esercizio della Professione di Consulente del Lavoro, collaborando con importanti Studi di Consulenza del Lavoro di Padova.

Nel 2016 ha conseguito un Master in Diritto del Lavoro e della Previdenza Sociale presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia e, sempre dallo stesso anno, collabora in qualità di autore con il portale FISCOeTASSE, per il quale realizza articoli di approfondimento legati a tematiche Giuslavoristiche.

Dal 2017 è inoltre titolare dello Studio Felsineo, Studio di Consulenza del Lavoro di Bologna.  

Si occupa principalmente di consulenza in materia di Diritto del Lavoro, Amministrazione del Personale, aziende del settore Edile e di Scuole Private.

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