Infortunio in Itinere: escluso l’indennizzo se l’abitazione è vicina

infortunio in itinereCon la Sentenza n. 21122 del 12 settembre 2017, la Corte di è intervenuta in merito alla possibilità di indennizzo da parte dell’INAIL dell’infortunio in itinere occorso al lavoratore che si rechi dalla propria abitazione al luogo di lavoro.

La Cassazione ha stabilito che non spetti l’indennizzo da parte dell’Istituto, nel caso in cui il lavoratore sia coinvolto in un incedente stradale, anche se autorizzato dall’Azienda, stante il fatto che l’abitazione del dipendente distava solamente 500 / 700 metri dall’Azienda.

Le considerazioni della Sentenza:

La Corte di Appello ha rigettato la domanda della lavoratrice volta all’accertamento che l’infortunio subito in data 25/03/2005 si configurava quale infortunio sul lavoro in itinere con conseguente diritto nei confronti dell’INAIL alle provvidenze per inabilità temporanea assoluta oltre all’eventuale inabilità permanente.

Secondo la Corte Territoriale l’utilizzo dell’auto, per raggiungere il luogo di lavoro presso l’Ospedale, ove la lavoratrice era Medico responsabile del servizio di Nefrologia e Trapianti, non era necessario in quanto l’abitazione della stessa distava circa 500 / 700 metri che ben avrebbero potuto essere percorsi a piedi più facilmente invece che in auto, stante la presenza di sensi unici e di traffico.

Ha osservato, inoltre, che era priva di rilievo la circostanza che l’Azienda avesse autorizzato la lavoratrice all’uso del mezzo proprio e del posteggio all’interno dell’Ospedale trattandosi di scelte del datore di lavoro che non potevano ricadere sull’INAIL.

Secondo la Corte, inoltre, non era in dubbio che quella mattina la lavoratrice era stata chiamata in Ospedale per un’urgenza, ma percorrendo a piedi tale breve distanza avrebbe maggiormente garantito la sua presenza.

Ha dedotto che l’uso della vettura fu una scelta della lavoratrice la quale non aveva allegato che quel giorno, a differenza degli altri, vi fossero circostanze che giustificavano l’utilizzo dell’auto.

Avverso la sentenza, la Lavoratrice ha fatto ricorso in Cassazione, la quale ha sostanzialmente confermato la sentenza della Corte d’Appello.

 

Autore dell'articolo: Dott. Paolo Casini

Si è laureato nel 2010 in Consulenza del Lavoro, presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Padova, con una tesi sulla pianificazione nella successione d’impresa.

Dal 2015 è abilitato all’esercizio della Professione di Consulente del Lavoro, collaborando con importanti Studi di Consulenza del Lavoro di Padova.

Nel 2016 ha conseguito un Master in Diritto del Lavoro e della Previdenza Sociale presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia e, sempre dallo stesso anno, collabora in qualità di autore con il portale FISCOeTASSE, per il quale realizza articoli di approfondimento legati a tematiche Giuslavoristiche.

Dal 2017 è inoltre titolare dello Studio Felsineo, Studio di Consulenza del Lavoro di Bologna.  

Si occupa principalmente di consulenza in materia di Diritto del Lavoro, Amministrazione del Personale, aziende del settore Edile e di Scuole Private.

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