Doppia contribuzione Amministratore di SRL: Sentenza del 28/07/2017

Doppia contribuzione Amministratore di SRLDoppia Contribuzione Amministratore di SRL: sulla controversa questione della doppia iscrizione alla gestione commercianti e gestione separata dell’Amministratore / Lavoratore della SRL, interviene da ultimo l’ordinanza della Corte di Cassazione n. 18919 del 28/07/2017 che si distingue dalle altre numerosissime sentenze a riguardo, per il fatto di ancorare la legittimità della doppia iscrizione del contribuente allo svolgimento dell’attività commerciale senza dipendenti o collaboratori.

I FATTI DI CAUSA

La Corte di appello su gravame dell’INPS, respingeva l’opposizione proposta da una contribuente avverso la cartella esattoriale notificata alla predetta per importi iscritti a titolo di contributi dovuti alla Gestione Commercianti INPS per un triennio.
La Corte riteneva che – pacifica l’assoggettabilità a doppia iscrizione in ipotesi di svolgimento di attività lavorativa commerciale e di attività facente capo alla gestione separata di cui all’art. 2, comma 26, L. 335/1995 – l’abitualità e prevalenza dell’esercizio, da parte della ricorrente, dell’ordinaria attività commerciale dell’azienda fosse chiara ed incontestabile, avendo la stessa gestito da sola il negozio di orto frutta, occupandosi in esclusiva degli acquisti e delle vendite al dettaglio, come confermato anche dall’assoluta assenza di addetti per lo svolgimento dell’attività di vendita sino alla cessazione dell’attività.

Ricorreva ulteriormente per la contribuente, sul rilievo che l’INPS, sul quale incombeva l’onere probatorio dell’abitualità e prevalenza dell’attività commerciale, non aveva fornito la prova dei requisiti per l’iscrizione della stessa nella Gestione Commercianti, essendosi avvalsa la Corte di presunzioni tutt’altro che gravi precise e concordanti, conferendo rilevanza probatoria diversa da quella attribuibile alle dichiarazioni rese in sede ispettiva.

LE MOTIVAZIONE DELLA CORTE

La giurisprudenza di legittimità in tema di “doppia iscrizione” ha ripetutamente affermato che, al fine dell’insorgenza dell’obbligo di iscrizione (anche) alla gestione assicurativa degli esercenti attività commerciali, la disciplina di riferimento richiede che l’esercizio di attività in forma d’impresa ad opera di commercianti, artigiani o coltivatori diretti debba essere contemporaneo all’esercizio di attività autonoma per la quale è obbligatoria l’iscrizione alla gestione separata ex art. 2, comma 26, della legge n. 335 del 1995 e che, ai sensi dell’art. 1, comma 208, della legge n. 662 del 1996, autenticamente interpretato dall’art. 12, comma 11, del d.l. n. 78 del 2010, conv. in legge n. 122 del 2010, non opera la fictio iuris dell’unificazione della contribuzione sulla base del parametro dell’attività prevalente, ma vale il principio della doppia iscrizione.

Pertanto, il socio di una società a limitata, che svolge per la società stessa attività di , quale collaboratore coordinato e continuativo, è soggetto a doppia contribuzione, presso la gestione separata per i compensi di lavoro autonomo e presso la gestione commercianti per il reddito d’impresa.
Ai fini dell’affermazione dell’obbligo della doppia iscrizione (nella gestione separata e nella gestione commercianti) è necessario che, nella situazione data, del socio amministratore di una società di capitali che partecipi personalmente al lavoro aziendale, la prestazione offerta abbia carattere di abitualità e preponderanza rispetto agli altri fattori produttivi, intendendosi per partecipazione al lavoro aziendale lo svolgimento dell’attività operativa in cui si estrinseca l’oggetto dell’impresa.

La verifica della sussistenza di requisiti di legge per tale “coesistenza” è compito del giudice di merito e deve essere effettuata in modo puntuale e rigoroso, indispensabile essendo che l’onere probatorio (il quale, secondo le ordinarie regole, grava sull’ente previdenziale, tenuto a provare i fatti costitutivi dell’obbligo contributivo) venga compiutamente assolto, potendo assumere rilevanza, ai fini di tale valutazione e, quindi, della prova del personale apporto all’attività di impresa, con diretta ed abituale ingerenza dell’amministratore nel ciclo produttivo della stessa, elementi quali la complessità o meno dell’impresa, l’esistenza o meno di dipendenti e/o collaboratori, la loro qualifica e le loro mansioni.

Nella specie, il decisum della Corte territoriale è coerente con i richiamati principi, in quanto l’obbligo contributivo della ricorrente relativo alla Gestione esercenti attività commerciali è stato ancorato alla verifica in fatto dello svolgimento da parte di quest’ultima di compiti che esulavano da quelli propri dell’amministratore, essendo inerenti ad attività di tipo esecutivo/operativo, e dell’assenza di dipendenti, così implicitamente desumendosi, anche in via presuntiva, la sussistenza degli indicati requisiti dell’abitualità e prevalenza dell’apporto offerto dalla ricorrente.

Il giudizio di prevalenza e abitualità dell’attività di lavoro della ricorrente è stato reso dalla Corte territoriale avuto esplicito riguardo, oltre che alle dichiarazioni rese in sede ispettiva, liberamente valutabili, anche e con riferimento alla sostanziale non contestazione della circostanza, evincibile dal ricorso in primo grado e soprattutto dalla visura camerale relativa alla Società, dell’assoluta assenza di addetti per lo svolgimento dell’attività di vendita.
Ciò è stato ritenuto conforme ai principi ripetutamente affermati dalla suprema Corte, con conseguente rigetto del ricorso.

Autore dell'articolo: Dott. Paolo Casini

Si è laureato nel 2010 in Consulenza del Lavoro, presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Padova, con una tesi sulla pianificazione nella successione d’impresa.

Dal 2015 è abilitato all’esercizio della Professione di Consulente del Lavoro, collaborando con importanti Studi di Consulenza del Lavoro di Padova.

Nel 2016 ha conseguito un Master in Diritto del Lavoro e della Previdenza Sociale presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia e, sempre dallo stesso anno, collabora in qualità di autore con il portale FISCOeTASSE, per il quale realizza articoli di approfondimento legati a tematiche Giuslavoristiche.

Dal 2017 è inoltre titolare dello Studio Felsineo, Studio di Consulenza del Lavoro di Bologna.  

Si occupa principalmente di consulenza in materia di Diritto del Lavoro, Amministrazione del Personale, aziende del settore Edile e di Scuole Private.

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