Contratto part-time in Edilizia: il CCNL è andato oltre la Legge

Contratto part-time in EdiliziaAncora una volta la giurisprudenza sta consolidando un orientamento interpretativo che smentisce clamorosamente le prassi ispettive di INPS e INAIL. L’INPS, in particolare, con la n. 6 del 2010, nel fornire ai propri ispettori chiarimenti in ordine al regime contributivo da applicare ai contratti part – time stipulati in eccedenza rispetto al limite fissato dall’art. 78 del CCNL edilizia (ovvero il 3% del totale dei lavoratori a tempo indeterminato), aveva stabilito che “l’istituto della contribuzione virtuale debba essere applicato anche al part- time in edilizia nel caso in cui la stipula di tale tipologia di rapporto sia avvenuta in violazione del limite contrattualmente stabilito (…)”.

Pertanto, per ogni rapporto stipulato in violazione di tale limite, la carenza di legittimazione contrattuale alla stipula comporta l’applicazione della contribuzione virtuale, “come se il rapporto non fosse a . In ottemperanza alle indicazioni contenute nell’anzidetta circolare, quindi, per i contratti part time eccedenti il limite contrattuale, gli ispettori hanno ritenuto nulla la clausola riduttiva dell’ e hanno sempre calcolato la contribuzione sulla base dell’orario di lavoro pieno, prescindendo, dunque, sia dalla forma contrattuale a orario ridotto scelta dalle parti (part – time, appunto) sia, soprattutto, dalla prestazione lavorativa effettivamente ridotta effettuata dal lavoratore e retribuita dall’azienda. Tale interpretazione dell’art. 78 del CCNL per i dipendenti di Imprese Edili, tuttavia, appariva forzata e l’ANCL non ha mai smesso di denunciarne l’illegittimità in ogni sede.

Occorre, infatti, innanzitutto considerare i limiti della sfera di applicazioni dei contratti collettivi che, nel nostro ordinamento giuslavoristico, come è noto, hanno natura privatistica e sono quindi privi di efficacia (salva l’applicazione dell’art. 36 Cost. per i soli aspetti retributivi). Ne consegue che anche l’art. 78, del CCNL edilizia può vincolare solo le aziende aderenti alle associazioni sindacali stipulanti o quelle che abbiano espressamente o tacitamente recepito il contratto collettivo nel contratto individuale.

Ma anche per le aziende vincolate all’applicazione del CCNL occorre considerare un altro aspetto fondamentale: l’art. 78 del CCNL del settore Edile eccede, infatti, palesemente il rinvio operato dalla Legge in favore della contrattazione. L’art. 1 co. 3 del D. Lgs. 61/2000 prescrive testualmente che “i contratti collettivi nazionali o territoriali possono determinare condizioni e modalità della prestazione lavorativa del rapporto di lavoro (parte-time)”. Il riferimento esclusivo alle “condizioni e modalità della prestazione lavorativa”, quindi, pare chiaramente escludere che la contrattazione collettiva possa spingersi fino al punto di prevedere limiti quantitativi all’utilizzabilità del part – time; essa dovrebbe, invece, limitarsi a regolare la fase meramente attuativa del contratto di lavoro.

A tutto ciò si aggiunga che l’art. 78 non prescrive alcuna sanzione per i contratti part – time stipulati in eccesso rispetto al limite quantitativo prescritto. Non è affatto detto, quindi, che la violazione di tale norma comporti la nullità della clausola part-time e, addirittura, l’applicazione della contribuzione virtuale a tempo pieno.

Dopo alcuni anni, finalmente, la giurisprudenza è riuscita ad emettere le prime sentenze e tutte sembrano smentire l’interpretazione accolta da INPS ed INAIL. Al riguardo, segnaliamo, in particolare, la sentenza del Tribunale di Napoli n. 32513 del 2012 (su verbale INPS) e la recentissima sentenza del Tribunale di Reggio Calabria del 24/3/2015 (su verbale INAIL). Entrambi i giudici hanno ritenuto (e dichiarato) l’illegittimità dell’art. 78 del CCNL edilizia, in quanto la norma legale di riferimento (art. 1 co. 3 D. Lgs. 61/00) non contiene alcun esplicito rinvio alla contrattazione collettiva per ciò che concerne i limiti all’utilizzabilità del contratto di lavoro part-time.

Conseguentemente, conclude il Tribunale di Reggio Calabria, “vige il principio di corrispondenza della contribuzione al tipo di rapporto realmente eseguito”. In altre parole, l’imponibile contributivo è costituito dalla sola retribuzione (ridotta) effettivamente erogata al part-timer, senza alcuna possibilità di applicare l’imponibile virtuale. Se, dunque, il rapporto di lavoro è stato stipulato ed eseguito a tempo parziale, la contribuzione dovrà essere calcolata sull’orario di lavoro realmente osservato, anche nel caso in cui l’impresa abbia violato i limiti quantitativi fissati dall’art. 78 del CCNL anzidetto.

Le due sentenze, quindi, sostengono la medesima tesi (eccesso di delega) che peraltro trova pieno conforto nel testo della legge. Ce n’è abbastanza per prevedere che l’orientamento sia destinato a consolidarsi. A questo punto, consigliamo agli associati di impugnare in sede amministrativa e, poi, giudiziale tutti i verbali emanati.

Fonte: ANCLSU

 

Autore dell'articolo: Dott. Paolo Casini

Si è laureato nel 2010 in Consulenza del Lavoro, presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Padova, con una tesi sulla pianificazione nella successione d’impresa.

Dal 2015 è abilitato all’esercizio della Professione di Consulente del Lavoro, collaborando con importanti Studi di Consulenza del Lavoro di Padova.

Nel 2016 ha conseguito un Master in Diritto del Lavoro e della Previdenza Sociale presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia e, sempre dallo stesso anno, collabora in qualità di autore con il portale FISCOeTASSE, per il quale realizza articoli di approfondimento legati a tematiche Giuslavoristiche.

Dal 2017 è inoltre titolare dello Studio Felsineo, Studio di Consulenza del Lavoro di Bologna.  

Si occupa principalmente di consulenza in materia di Diritto del Lavoro, Amministrazione del Personale, aziende del settore Edile e di Scuole Private.

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