Cassazione: niente giustificato motivo oggettivo in caso di progressivo demansionamento

In tema di licenziamento, la Corte di ha statuito l’inesistenza del giustificato motivo oggettivo, nell’ipotesi in cui il dipendente destinatario del provvedimento espulsivo sia stato oggetto, nel periodo precedente al recesso del datore di lavoro, di un progressivo di funzioni a vantaggio di un collega, circostanza che esclude la configurabilità della soppressione del posto di lavoro.

Nello specifico la Suprema Corte, con la Sentenza n. 902 del 17 gennaio 2014, pur confermando che il recesso per giustificato motivo oggettivo è determinato da esigenze di carattere economico-produttivo e che le scelte competono al datore di lavoro, ha chiarito che nel caso di specie il licenziamento non è giustificato da un effettivo riassetto organizzativo.

 

Fonte: SEAC

Autore dell'articolo: Dott. Paolo Casini

Si è laureato nel 2010 in Consulenza del Lavoro, presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Padova, con una tesi sulla pianificazione nella successione d’impresa.

Dal 2015 è abilitato all’esercizio della Professione di Consulente del Lavoro, collaborando con importanti Studi di Consulenza del Lavoro di Padova.

Nel 2016 ha conseguito un Master in Diritto del Lavoro e della Previdenza Sociale presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia e, sempre dallo stesso anno, collabora in qualità di autore con il portale FISCOeTASSE, per il quale realizza articoli di approfondimento legati a tematiche Giuslavoristiche.

Dal 2017 è inoltre titolare dello Studio Felsineo, Studio di Consulenza del Lavoro di Bologna.  

Si occupa principalmente di consulenza in materia di Diritto del Lavoro, Amministrazione del Personale, aziende del settore Edile e di Scuole Private.

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