Cassazione: l’obbligo di repechage è assolto solo con la proposta formale

In materia di licenziamento, la Corte di ha chiarito che il datore di lavoro il quale provveda a comminare il licenziamento al dipendente, indipendentemente dalla legittimità del provvedimento espulsivo, non potrà sostenere di aver rispettato l’obbligo di qualora non abbia formalizzato la proposta di un’altra mansione al lavoratore.

Nello specifico la Suprema Corte, con la Sentenza n. 25607 del 14 novembre 2013, ha precisato che ai fini del rispetto dell’obbligo di repechage non può ritenersi sufficiente la generica proposta al lavoratore di occupazione in caso di “eventuali futuri lavori”. L’indicazione non specifica non assolve all’incombenza posta dalla legge a carico dell’impresa, la quale è tenuta ad indicare specificamente l’eventuale nuova destinazione del prestatore.

 

Fonte: SEAC

Autore dell'articolo: Dott. Paolo Casini

Si è laureato nel 2010 in Consulenza del Lavoro, presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Padova, con una tesi sulla pianificazione nella successione d’impresa.

Dal 2015 è abilitato all’esercizio della Professione di Consulente del Lavoro, collaborando con importanti Studi di Consulenza del Lavoro di Padova.

Nel 2016 ha conseguito un Master in Diritto del Lavoro e della Previdenza Sociale presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia e, sempre dallo stesso anno, collabora in qualità di autore con il portale FISCOeTASSE, per il quale realizza articoli di approfondimento legati a tematiche Giuslavoristiche.

Dal 2017 è inoltre titolare dello Studio Felsineo, Studio di Consulenza del Lavoro di Bologna.  

Si occupa principalmente di consulenza in materia di Diritto del Lavoro, Amministrazione del Personale, aziende del settore Edile e di Scuole Private.

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