Cassazione: licenziamento legittimo del lavoratore che gioca al personal computer

La Corte di ha affermato la liceità del licenziamento posto in atto dall’azienda contro il dipendente che passa ore al personal computer a giocare anziché a lavorare, asserendo che le motivazioni addotte dall’azienda, pur non riportando nel dettaglio tutte le sessioni di gioco incriminate, sono sufficienti a consentire al lavoratore di preparare la sua difesa.

Nella Sentenza n. 25069 del 7 novembre 2013, la Suprema Corte, ribaltando il giudizio di secondo grado, ha ritenuto possibile il licenziamento del lavoratore in questione, e questi non può nemmeno contestare la violazione dell’articolo 4 della Legge n. 300/1970, in quanto, precisa la Corte, il controllo del computer aziendale non configura un controllo a distanza proprio perché potrebbe essere consentito dal diretto interessato.

 

Fonte: SEAC

Autore dell'articolo: Dott. Paolo Casini

Si è laureato nel 2010 in Consulenza del Lavoro, presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Padova, con una tesi sulla pianificazione nella successione d’impresa.

Dal 2015 è abilitato all’esercizio della Professione di Consulente del Lavoro, collaborando con importanti Studi di Consulenza del Lavoro di Padova.

Nel 2016 ha conseguito un Master in Diritto del Lavoro e della Previdenza Sociale presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia e, sempre dallo stesso anno, collabora in qualità di autore con il portale FISCOeTASSE, per il quale realizza articoli di approfondimento legati a tematiche Giuslavoristiche.

Dal 2017 è inoltre titolare dello Studio Felsineo, Studio di Consulenza del Lavoro di Bologna.  

Si occupa principalmente di consulenza in materia di Diritto del Lavoro, Amministrazione del Personale, aziende del settore Edile e di Scuole Private.

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