Cassazione: la visita preventiva al lavoratore minorenne è ancora obbligatoria

visita preventiva al lavoratore minorenne è ancora obbligatoriaLa visita preventiva al lavoratore minorenne è ancora obbligatoria: solo la mancanza di certificazione della visita preventiva al lavoratore minorenne è stata depenalizzata, ma per l’omessa visita preventiva rimane vigente l’assoggettabilità a sanzione penale.
Lo spiega la Corte di con sentenza n. 51907/2016, nella quale si occupa anche delle circostanza di prescrizione dello specifico .

Il Caso:

Un datore di lavoro proponeva ricorso avverso la sentenza del Tribunale di condanna per il reato previsto dall’art. 8 I. n. 977 del 1967 per avere assunto alle proprie dipendenze un minore di età senza la prescritta visita medica necessaria.
Con un primo motivo lamentava la violazione dell’art. 42 del d.l. n. 69 del 2013 di abrogazione dell’art. 8 della I. n. 977 del 1967, essendo in tal modo stato eliminato l’obbligo di sottoporre il minore a preventivo accertamento di idoneità fisica ad eccezione delle lavorazioni a rischio.
Con un secondo motivo lamentava la violazione degli artt. 157, 158 e 161 cod. pen. essendo il termine di prescrizione interamente decorso prima della pronuncia della sentenza di primo grado cessando il reato contestato con il compimento della condotta antidoverosa omessa, ovvero con il raggiungimento della maggiore età del lavoratore assunto.

La soluzione della Corte:

La suprema Corte ha ritenuto infondato il primo motivo. L’art. 8 della I. n. 977 del 1967 prevedeva nel suo impianto originario, al comma 1, che “i bambini nei casi di cui all’articolo 4, comma 2, e gli adolescenti possono essere ammessi al lavoro purché siano riconosciuti idonei all’attività lavorativa cui saranno adibiti a seguito di visita medica” e, al comma 4, che l’esito delle visite mediche di cui ai commi 1 e 2 “deve essere comprovato da apposito certificato“.
L’art. 26, comma 2, della medesima legge prevedeva poi, sempre nel suo impianto originario, che l’inosservanza delle disposizioni contenute nell’articolo 8, commi 1, 2, 4 e 5 fosse punita con l’arresto non superiore a sei mesi o con l’ammenda fino a lire dieci milioni.

Successivamente, l’art. 42 del d.l. 21/06/2013, n. 69 convertito con modificazioni dalla I. 09/08/2013, n. 98, ha previsto, al comma 1, che “fermi restando gli obblighi di certificazione previsti dal decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81“, per i lavoratori soggetti a sorveglianza sanitaria fossero abrogate le disposizioni concernenti, tra gli altri, alla lett. b) l’obbligo, limitatamente alle lavorazioni non a rischio, del certificato di idoneità per l’assunzione di cui all’articolo 8 della legge 17 ottobre 1967, n. 977 e successive modificazioni.

Risulta pertanto chiaro, dal riepilogo normativo appena effettuato, che sono previste, dall’art. 26 della I. n. 977 del 1967, due diverse condotte, ovvero, da un lato, ex art. 8, comma 1, l’ammissione al lavoro in mancanza di visita medica e, dall’altro, ex art. 8 comma 4, l’inadempimento dell’obbligo di certificazione all’esito di detta visita, e che soltanto questa seconda condotta sia stata depenalizzata, avendo l’art. 42 del citato d.l. n. 69 del 2013 espressamente e testualmente abrogato la sola disposizione concernente appunto l’obbligo del certificato.
Va pertanto ribadito che la condotta di ammissione al lavoro di minore senza la prescritta visita medica costituisce tutt’ora reato.

La suprema Corte ha poi ritenuto fondato il secondo motivo di ricorso, ovvero – nel caso specifico – l’avvenuta prescrizione del reato: infatti la Corte ha già in precedenza dichiarato che il reato contestato ha, stante il protrarsi nel tempo dell’antigiuridicità del fatto, natura permanente cessando o con l’espletamento della prescritta visita sanitaria o, ove naturalmente questo intervenga prima, con il raggiungimento della maggiore età da parte dell’adolescente.
Nella specie, risulta che il minore assunto era nato in data nel 1991 in tal modo avendo compiuto l’età di diciotto anni nel 2009 sicché il reato si è prescritto nel 2014. La sentenza impugnata è stata pertanto annullata senza rinvio per essere il reato estinto per intervenuta prescrizione.

Fonte: ANCLSU

Autore dell'articolo: Dott. Paolo Casini

Si è laureato nel 2010 in Consulenza del Lavoro, presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Padova, con una tesi sulla pianificazione nella successione d’impresa.

Dal 2015 è abilitato all’esercizio della Professione di Consulente del Lavoro, collaborando con importanti Studi di Consulenza del Lavoro di Padova.

Nel 2016 ha conseguito un Master in Diritto del Lavoro e della Previdenza Sociale presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia e, sempre dallo stesso anno, collabora in qualità di autore con il portale FISCOeTASSE, per il quale realizza articoli di approfondimento legati a tematiche Giuslavoristiche.

Dal 2017 è inoltre titolare dello Studio Felsineo, Studio di Consulenza del Lavoro di Bologna.  

Si occupa principalmente di consulenza in materia di Diritto del Lavoro, Amministrazione del Personale, aziende del settore Edile e di Scuole Private.

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