Cassazione: il tempo-tuta va retribuito da parte del datore di lavoro

Secondo la Corte di il tempo necessario agli operai per le operazioni di vestizione e svestizione (dieci minuti in più all’entrata e all’uscita del turno), nel silenzio del contratto collettivo di categoria, va retribuito da parte del datore di lavoro, risultando inutile invocare gli accordi aziendali che non possono essere riferiti alla fase preparatoria della giornata di lavoro.

Nello specifico la Suprema Corte, con la Sentenza n. 2837 del 7 febbraio 2014, ha chiarito che nel rapporto di lavoro sussiste una fase preparatoria, riguardante prestazioni o attività strumentali, autonomamente esigibili dal datore di lavoro; pertanto, al tempo impiegato dal lavoratore per indossare gli abiti da lavoro (estraneo a quello destinato alla prestazione lavorativa finale) l’azienda deve corrispondere una retribuzione aggiuntiva.

 

Fonte: SEAC

Autore dell'articolo: Dott. Paolo Casini

Si è laureato nel 2010 in Consulenza del Lavoro, presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Padova, con una tesi sulla pianificazione nella successione d’impresa.

Dal 2015 è abilitato all’esercizio della Professione di Consulente del Lavoro, collaborando con importanti Studi di Consulenza del Lavoro di Padova.

Nel 2016 ha conseguito un Master in Diritto del Lavoro e della Previdenza Sociale presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia e, sempre dallo stesso anno, collabora in qualità di autore con il portale FISCOeTASSE, per il quale realizza articoli di approfondimento legati a tematiche Giuslavoristiche.

Dal 2017 è inoltre titolare dello Studio Felsineo, Studio di Consulenza del Lavoro di Bologna.  

Si occupa principalmente di consulenza in materia di Diritto del Lavoro, Amministrazione del Personale, aziende del settore Edile e di Scuole Private.

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