Cassazione: Estorsione in caso di minaccia di licenziamento e abbassamento della retribuzione

La Corte di ha statuito che la minaccia del datore di lavoro di non rinnovare il contratto ai propri dipendenti precari, qualora non accettino un trattamento retributivo inferiore a quello risultante dalle buste paga, integra il delitto di estorsione.

Nello specifico la Suprema Corte, con la Sentenza n. 28695 del 4 luglio 2013, ha chiarito che è da considerarsi improbabile che i lavoratori, nella situazione di dissesto economico dell’azienda, abbiano deciso di comune accordo con il datore di accettare un importo inferiore al dovuto per evitare di far apparire la crisi dell’impresa, che così avrebbe perso i contributi pubblici.

 

 

Fonte: Seac

Autore dell'articolo: Dott. Paolo Casini

Si è laureato nel 2010 in Consulenza del Lavoro, presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Padova, con una tesi sulla pianificazione nella successione d’impresa.

Dal 2015 è abilitato all’esercizio della Professione di Consulente del Lavoro, collaborando con importanti Studi di Consulenza del Lavoro di Padova.

Nel 2016 ha conseguito un Master in Diritto del Lavoro e della Previdenza Sociale presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia e, sempre dallo stesso anno, collabora in qualità di autore con il portale FISCOeTASSE, per il quale realizza articoli di approfondimento legati a tematiche Giuslavoristiche.

Dal 2017 è inoltre titolare dello Studio Felsineo, Studio di Consulenza del Lavoro di Bologna.  

Si occupa principalmente di consulenza in materia di Diritto del Lavoro, Amministrazione del Personale, aziende del settore Edile e di Scuole Private.

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