Cassazione: demansionamento e risarcimento del danno non patrimoniale

La Corte di ha stabilito l’insussistenza dell’obbligo risarcitorio a carico del datore di lavoro nei confronti del dipendente demansionato, qualora questi non provi come l’attribuzione a compiti diversi, se non la forzosa inattività dovuta alla riorganizzazione aziendale, abbiano leso la sua professionalità.

Nello specifico la Suprema Corte, con la Sentenza n. 14214 del 5 giugno 2013, ha chiarito che il lavoratore non può limitarsi ad invocare la potenzialità lesiva del comportamento del datore, ma deve dimostrare che la dequalificazione ha peggiorato la sua vita. L’interessato non può nemmeno invocare un repentino mutamento dell’interpretazione della norma processuale, per ottenere la rimessione in termini, poiché al momento della proposizione del ricorso di primo grado già esisteva un contrasto giurisprudenziale in materia e, pertanto, non si configura l’errore scusabile.

 

Fonte: Seac

Autore dell'articolo: Dott. Paolo Casini

Si è laureato nel 2010 in Consulenza del Lavoro, presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Padova, con una tesi sulla pianificazione nella successione d’impresa.

Dal 2015 è abilitato all’esercizio della Professione di Consulente del Lavoro, collaborando con importanti Studi di Consulenza del Lavoro di Padova.

Nel 2016 ha conseguito un Master in Diritto del Lavoro e della Previdenza Sociale presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia e, sempre dallo stesso anno, collabora in qualità di autore con il portale FISCOeTASSE, per il quale realizza articoli di approfondimento legati a tematiche Giuslavoristiche.

Dal 2017 è inoltre titolare dello Studio Felsineo, Studio di Consulenza del Lavoro di Bologna.  

Si occupa principalmente di consulenza in materia di Diritto del Lavoro, Amministrazione del Personale, aziende del settore Edile e di Scuole Private.

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