Approfondimento: Il diritto di precedenza nelle nuove assunzioni

La Fondazione Studi dei ci offre un’utile risposta ai quesiti che ogni giorno arrivano dalla rete. Oggi Silvia Donà risponde ad una domanda relativa al  diritto di precedenza in caso si nuove a termine e a tempo indeterminato.

Domanda:

Chi può esercitare il diritto di precedenza in caso di nuove assunzioni a termine e a tempo  indeterminato  ed entro quale periodo il  lavoratore può manifestare la volontà di esercitare questo  diritto? Vi è la possibilità che la contrattazione collettiva possa prevedere disposizioni differenti in materia di diritto di precedenza in caso di nuove assunzioni.

 Risposta:

Il diritto di precedenza è regolato all’art. 5 del d. lgs n. 368/2001, modificato dalla L. 247/2007 che ha introdotto i commi 4-quater, 4-quinquies, 4-sexies che dettano la disciplina sul diritto di precedenza in caso di nuove assunzioni a termine e a tempo indeterminato.

Vengono indicati due diritti di precedenza:

  • per il  lavoratore che abbia prestato attività      lavorativa per un periodo di tempo superiore a sei mesi” è riconosciuto il      diritto di precedenza, qualora il datore di lavoro proceda ad effettuate      nuove assunzioni a tempo indeterminato entro i successivi dodici mesi con      riferimento alle mansioni già espletate;
  • per il lavoratore assunto a termine per attività      stagionali è riconosciuto il diritto di precedenza rispetto a nuove      assunzioni a termine per le medesime attività stagionali.

Il d. l. 112/2008, convertito in legge 133/2008 ha poi espressamente riconosciuto la possibilità ai contratti collettivi di prevedere disposizioni differenti in materia di diritto di precedenza.

Per quanto riguarda  l’esercizio del diritto di precedenza è necessario chiarire che non opera in automatico, ma è il lavoratore che deve espressamente manifestare la propria volontà di esercitarlo entro sei mesi dalla cessazione del rapporto, nel caso di lavoratori a termine; entro tre mesi per i lavoratori stagionali e si estingue entro un anno dalla data di cessazione del rapporto di lavoro (ai sensi del comma 4 sexies).

Anche nel predetto ambito si è demandato alla contrattazione collettiva, a livello nazionale, territoriale o aziendale, il potere di disciplinare diversamente tale diritto. E’ chiara, quindi, anche in queste ipotesi la volontà del legislatore di valorizzare al massimo l’autonomia delle parti.

Fonte: Fondazione Studi Consulenti del Lavoro

Autore dell'articolo: Dott. Paolo Casini

Si è laureato nel 2010 in Consulenza del Lavoro, presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Padova, con una tesi sulla pianificazione nella successione d’impresa.

Dal 2015 è abilitato all’esercizio della Professione di Consulente del Lavoro, collaborando con importanti Studi di Consulenza del Lavoro di Padova.

Nel 2016 ha conseguito un Master in Diritto del Lavoro e della Previdenza Sociale presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia e, sempre dallo stesso anno, collabora in qualità di autore con il portale FISCOeTASSE, per il quale realizza articoli di approfondimento legati a tematiche Giuslavoristiche.

Dal 2017 è inoltre titolare dello Studio Felsineo, Studio di Consulenza del Lavoro di Bologna.  

Si occupa principalmente di consulenza in materia di Diritto del Lavoro, Amministrazione del Personale, aziende del settore Edile e di Scuole Private.

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